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LA di tipo magico e propiziatorio: disegnare

LA PITTURA
PREISTORICA

Verso la fine del
Paleolitico nasce l’arte rupestre, con le prime figurazioni dipinte o incise su
rocce. Sono immagini di animali o uomini in movimento che servivano,
probabilmente, come rito propiziatorio per la caccia. Le rappresentazioni sono
molto realistiche e, nonostante la forte sterilizzazione, ancora oggi si
possono riconoscere gli animali dipinti. Le immagini degli animali, ma anche di
figure umane, sono il soggetto più frequente delle pitture rupestri. La
funzione di queste rappresentazioni era probabilmente di tipo magico e
propiziatorio: disegnare una scena di caccia avrebbe portato fortuna ai
cacciatori. Ma nelle scene che coinvolgono solo gli animali è possibile che la
funzione sia semplicemente artistica cioè quella di catturare attraverso il
disegno e il colore la realtà circostante. La forma più elementare di pittura
preistorica è costituita dalle impronte di mani ottenute premendo la mano
immersa nel colore, o tracciando il contorno con un dito intinto nel colore o,
ancora, spruzzandolo con una cannuccia. Non si sa quale sia la funzione delle
impronte (quasi sempre sinistre), ma certamente anche queste misteriose tracce
parlano d’arte! Gran parte delle impronte appartiene probabilmente a donne:
anulare e indice hanno la stessa misura (negli uomini l’anulare è in media
leggermente più lungo).

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LA
PITTURA PREISTORICA ABORIGENA

Nella pittura
rupestre aborigena tradizionale venivano utilizzate pareti rocciose spesso
situate all’interno di caverne o in luoghi di difficile accesso. I luoghi
scelti a tale scopo avevano spesso un importante significato spirituale o
religioso nella cultura locale, e alquanto spesso i nuovi dipinti venivano
realizzati sulla stessa parete usata per dipinti realizzati in precedenza, che
ne risultavano coperti. Alcuni dipinti rupestri risultano dalla sovrapposizione
di decine o centinaia di strati.

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Nella
pittura “a raggi X”, uomini e animali sono raffigurati mostrandone lo
scheletro e le interiora, come se fossimo in presenza di una radiografia
antica.

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L’arte
a punti (dot art) secondo un complesso simbolismo a diverse forme geometriche
sono assegnati ben precisi significati. I concetti che possono essere espressi
in questo linguaggio sono quelli fondamentali della cultura e della mitologia
aborigena (per esempio “uomo”, “pozza”,
“canguro”, “ciotola”, “bastone per scavare”…).
I simboli utilizzati per rappresentare questi concetti possono considerarsi
rappresentazioni estremamente stilizzate della forma dell’oggetto in questione
(o di una sua orma sulla sabbia) vista dall’alto.

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Piuttosto
diffusa è la pittura stencil, associata alla tecnica a spruzzo, in cui
predomina la riproduzione di mani umane per così dire “in negativo”.
Particolarmente nota è la cosiddetta arte di Bradshaw, chiamata così in onore
di Joseph Bradshaw, che nel 1891 scoprì un importante sito pieno di opere
d’arte rupestre realizzate in questo stile nella zona di Kimberley, Australia
datate a oltre 50000 anni fa.

ARTE
ABORIGENA & GIACOMETTI

Come ho notato, Giacometti riesce sotto
determinati aspetti a far assomigliare le sue sculture e i suoi quadri alle
raffigurazioni aborigene della Preistoria. La ripetizione di individui
stilizzati la si ritrova da ambedue le parti: da un lato nelle sculture di
Giacometti molto stilizzate e ridotte ai minimi termini, dall’altro l’abitudine
degli Aborigeni nel raffigurare uomini e animali privi di particolari, ma
inserendo solo le caratteristiche fisiche essenziali o, come citato sopra, con
gli organi interni in evidenza. L’intento di Giacometti è chiaramente quello di
far vedere quello che non si vedrebbe a colpo d’occhio, così come gli Aborigeni
si impegnano a far conoscere agli osservatori le caratteristiche, in particolare
degli animali, che a occhio nudo non si notano. 

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